L’amore è una realtà meravigliosa,

è l’unica forza che può veramente trasformare il cosmo, il mondo!

(Benedetto XVI)



giovedì 2 ottobre 2014

1.5.3 Non contrapponendo, ma unendo: un percorso teologico

Molti teologi del passato distinguono nettamente l’amore in due estremi: da una parte l’amore puramente umano, terreno, volto al bene personale e caratterizzato da perversioni, egoismo, cupidigia o libidine, disordine morale, perversioni, impurità, turbolenze, litigiosità, invidie, violenze, possesso. Dall’altra parte abbiamo l’amore divino o spirituale, volto al bene dell’altro e al bene comune e caratterizzato da oblatività, purezza, pacatezza, rispetto. L’uomo è chiamato da Dio ad arrivare al secondo amore attraverso la disciplina, la purificazione, la carità, la fede[1].
Jeanrond nel capitolo V del suo recente saggio Teologia dell’amore[2] analizza, in ambito protestante, quattro approcci teologici all’amore diversi ma collegati dalla convinzione che l’amore divino, l’agape, deve essere l’unico criterio per qualsiasi considerazione dell’amore umano, fondamentalmente erotico e inappropriato se non in unione con quello divino.
Analizza il pensiero di Soren Kierkegaard (1813-1855), celebre filosofo e teologo danese, il quale, in particolare nel suo saggio Gli atti dell’amore (1847), operava una distinzione netta fra l’amore umano o naturale, da un lato, e l’amore autenticamente cristiano di Dio e del prossimo, dall’altro. Considerava il primo ispirato da intenzioni egoistiche, mentre elogiava il secondo per gli sforzi condotti per superare qualsiasi interesse egocentrico, dedicandosi totalmente alla cura del prossimo.
Il secondo autore preso in esame è il teologo e pastore svedese, Anders Nygren (1890- 1978), il cui testo, Eros e agape, è stato il libro teologico che ha avuto maggior successo e influenza nel XX secolo. In tutto il mondo schiere di studenti di teologia hanno appreso dal libro di Nygren che l’amore cristiano, l’agape divina, si oppone radicalmente al concetto greco dell’eros e dunque dell’amore umano. Nygren desidera presentare l’eros come la forma umana di amore egocentrico e desideroso che si sforza di raggiungere la sfera divina con le sue sole forze; e raccomanda l’agape come quella forma di amore che ha la sua origine in Dio e quindi richiede un atteggiamento umano ricettivo e passivo. Un atteggiamento erotico si concentra su qualcosa che per noi esseri umani è molto attraente e prezioso e provoca quindi in noi i desideri, mentre l’agape è rivolta a ciascun essere umano e come tale crea valore in quello stesso essere.
Il terzo autore è Karl Barth (1886-1968), celebre teologo e pastore svizzero, il quale da una parte segue la dicotomia principale di Nygren tra il desiderio umano e l’amore divino, dall’altra la modifica in modo significativo: l’amore cristiano viene da Dio attraverso Cristo. Ne consegue la potenzialità umana di amare come opera dello Spirito Santo.
Jeanrond conclude la rassegna analizzando la cristologia dell’amore di Eberhard Jungel (1934-), teologo tedesco contemporaneo che parla, anch’esso, dell’amore “dall’alto”, inserendolo nel suo progetto di teologia sistematica cristologica e trinitaria[3]. La novità che apporta è che l’amore include e integra il desiderio, riconoscendo così la dimensione erotica in tutto l’amore autentico.
Tutti e quattro i pensatori portano avanti e sviluppano ulteriormente la concezione cristologica dell’amore in Lutero[4]  come pure la separazione dottrinale da lui operata tra amore umano e amore genuinamente cristiano, con l’intento di ricavarne l’amore autenticamente cristiano distinto da altri amori. In tutti i casi l’amore divino è la misura attraverso la quale viene valutato l’amore umano. L’amore di Dio che si dona, evidente in Gesù Cristo e nello Spirito, definisce l’amore una volta per tutte. L’amore cristiano è giusto; l’amore romantico, l’amore di sé, il desiderio e le brame umane sono sbagliati. Tutte le forme umane di amore, segnate dal peccato originale, necessitano di essere sottomesse e propriamente purificate dalla dottrina cristiana.
In ambito cattolico[5] si afferma ugualmente che l’amore autentico ha origine in Dio, tuttavia si riconosce il potenziale dell’amore umano e del desiderio come dono divino capace di condurre gli esseri umani più a fondo nel mistero divino e umano dell’amore.
Il teologo statunitense di origine tedesca Paul Tillich (1886-1965) ha più volte trattato il tema dell’amore nell’ambito del suo pensiero ontologico. In particolare nel suo testo “Amore, potere e giustizia” (1954) riflette sul fatto che l’amore riguarda sia l’emozione sia l’azione umana. Tillich attribuisce all’amore un potere unitivo: gli esseri umani sperimentano un forte desiderio di vincere l’alienazione reciproca, ma anche l’alienazione da se stessi. L’amore è più dell’emozione, della passione e del piacere, ma tutto ciò contribuisce a giungere all’amore, cioè all’unione con ciò che appaga il desiderio[6].
Il gesuita tedesco Karl Rahner (1904-1984) è ampiamente riconosciuto come uno dei principali teologi cattolici del XX secolo. Egli identificava l’amore come il dono supremo di Dio e lo scopo di tutta l’esistenza umana. Nell’amore l’essere umano può diventare più pienamente umano, pienamente io[7].
Un accenno lo meritano anche il filosofo olandese di origine sudafricana, Vincent Brummer (1932- ), che nel suo libro “Il modello dell’amore[8]” prende in esame le potenzialità dell’amore al servizio del discorso cristiano come un modello cruciale per la comprensione relazionale della fede in Dio, e il filosofo francese Jean-Luc Marion che ha trattato l’amore in due opere importanti, Prolegomeni della carità e Il fenomeno erotico[9].



[1] Cf. Agostino, De gen. Ad litt., 11,15
[2] W.G. Jeanrond, Teologia dell’amore, p.121-151
[3] Cfr. E. Jungel, Dio, mistero del mondo. Per una fondazione teologica del Crocifisso nella disputa tra teismo e ateismo, Queriniana, Brescia, 1982.
[4] Cfr. tesi 28 della controversia di Heidelberg.
[5] Seguiamo il cap. VI della Teologia dell’amore di W.G.Jeanrond, p.153-190.
[6] Cf. P.Tillich, Teologia sistematica 3, Claudiana, Torino 2003: “Vi è un punto di identità di tutte queste qualità dell’amore che giustifica la loro traduzione con “amore”. Tale punto comune è l’impulso verso la riunione dei separati, che costituisce la dinamica interna della vita. In questo senso l’amore è uno e indivisibile” (p. 150).
[7] Cf. Karl Rahner, Nuovi saggi 5 e 6, ed. Paoline, 1962 e 1965.
[8] V. Brummer, The Model of Love. A study in Philosophical Theology, Cambridge University Press, 1993.
[9] J.L. Marion, Il fenomeno erotico, Cantagalli, Roma 2007 (or. 2003) e Prolegomenes a la charite, La difference, Paris 1986.

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